|
|
|
|
|
|
L’area
archeologica della chiesa e convento di San Domenico , antistante la
fortezza del Priamàr, venne alla luce per la prima volta durante
i lavori di costruzione dei bastioni esterni della fortezza nel 1683
e , successivamente, nel corso della ristrutturazione ottocentesca del
piazzale; i primi lavori di scavo furono però intrapresi nel
1961 con la messa in luce delle strutture e di un considerevole numero
di affreschi pertinenti al complesso religioso.
A partire dal 1971 l’Istituto Internazionale di Studi Liguri decise
di riprendere sistematicamente le ricerche che proseguono nel 1973,
nel 1976-77, nel1984-85 e, continuamente, dal 1995, con cantieri didattici
organizzati in collaborazione con l’Università degli Studi
di Genova e la Soprintendenza Archeologica della Liguria. Le numerose
campagne di scavo hanno portato all’acquisizione di importanti
dati sulla struttura e l’apparato decorativo della chiesa e dell’annesso
convento, nonché sul circostante quartiere urbano con rilevanti
testimonianze delle strutture di età bizantina e medievale.
La chiesa di S. Domenico, fondata nel 1288-1306, sorgeva al centro del
quartiere omonimo e venne demolita, unitamente alle case circostanti,
nel 1544 perché troppo vicina alla fortezza che Genova aveva
fatto costruire, sul soprastante del colle del Priamàr, nel 1542-43.
L’erezione dell’edificio religioso fu contemporanea all’ubicazione
della zona, articolata su una strada ( la contrada Sancti Domici ) -
riportata in luce nel corso dello scavo che collegava l’area portuale
con Porta della Foce. Ben conservato è il selciato in mattoni
variamente disposti, a spina-pesce nei tratti più antichi.
Lungo il lato nord-ovest della strada si affacciava una teoria di case-concerie
di cui sono visibili le soglie di accesso. Gli edifici erano provvisti
di due ingressi: uno per salire al piano superiore probabilmente destinato
ad abitazione, ed un secondo che discendeva nel laboratorio. Il complesso
domenicano, uno dei principali monumenti della città medievale
era costituito dalla chiesa e dal convento comprensivo, secondo, le
fonti storiche , del capitolo, di due chiostri, dormitori, una libreria,
orto e celle dei frati.
La chiesa si presentava a tre navate divise da colonne circolari in
cotto su basi in pietra e sormontate da grossi capitelli, con archi
forse a sesto acuto, dipinto a conci bianchi e neri con listatura di
finti mattoni. Il presbiterio al quale si accedeva tramite due gradini,
era a pianta quadrata affiancato da due cappelle rettangolari.
L’area antistante l’altare accoglieva una serie di sepolture
che hanno lapide marmoree iscritte e decorate.
Le tre navate erano pavimentate in lastre di ardesia con tratti a mattonato,
in cui si aprivano numerosi ossari, alcuni dei quali, cinquecenteschi,
appartenevano a famiglie savonesi( gli Opicio, i De Cassina e i Mallio).
A metà dell’edificio religioso correva, trasversalmente,
un pontile (sorta di balconata destinata ad alloggiare la schola cantorum)
che separava l’area riservata ai frati allo spazio pubblico della
chiesa.
Lungo il fianco destro vennero costruite, tra la fine del Quattrocento
e gli inizzi del Cinquecento,in occasione di restauri che interessarono
anche l’adiacente area del chiostro, cinque cappelle private,
alcune interamente decorate ad affresco o con zoccolatura di piastrelle
smaltate , appartenenti alle famiglie Riaro, dei Sangoni dei Vegerio,
dei Rocchetta e degli Spinola; quest’ultima ospitava il monumento
funebre in marmo del cardinale Agostino Spinola (smembrato e conservato
oggi in più sedi).Sulla fiancata laterale sinistra - le cui pareti
si presentavano quasi interamente ricoperte di affreschi - erano addossati
numerosi altari e sepolcri.
Alle strutture della chiesa si sovrappongono , nell’area del presbiterio
le fondazioni dei muri di controscarpa del fossato, mentre lungo la
facciata venne costruita, nel 1683, una galleria di contromina che occupa
parte della strada della contrada medievale.
Clicca
qui per vedere la cartina dell'area archeologica della chiesa di S.
domenico
|
|